Donna Letizia, alias Colette Rosselli, fu, a partire dal 1955 la regina del bon ton italiano. Dalle pagine della sua famosa rubrica Saper Vivere, sul settimanale Grazia, Donna Letizia insegnò a orde di donne come si apparecchiava la tavola, come ci si vestiva, parlava, comportava in società.
Donna Rodelinda, qui intesa in senso generale, vuole essere una rubrica a puntate di consigli sul galateo settecentesco, senza entrare nel dettaglio, ma perché ci si possa fare un'idea liscia e rapida di come condurre i propri personaggi in alcune particolari situazioni. Ovviamente le domande per eventuali chiarimenti non solo sono permesse, ma importantissime, per dissolvere per quanto posso i vostri dubbi e aiutare il gioco a essere più scorrevole e rapido.
Buona rulata a tutti!PRIMA PUNTATALa società inglese nel XVIII secoloNel XVIII secolo la società era divisa in compartimenti stagni, spesso assolutamente separati tra loro, con usi e costumi assolutamente enucleati.
Cominciamo dal basso.
La massa proletaria operaia nel 1780 aveva appena iniziato a fare la sua comparsa, ed era ben lungi da diventare l’enorme forza-lavoro del 1800.
Perciò, parlando di classi basse si intendono essenzialmente: contadini, servitori e le masse di emarginati delle periferie urbane. Costoro erano completamente subordinati alle classi dominanti, non avevano diritti politici (cioè non potevano votare né essere eletti o eleggere i propri rappresentanti): avevano, però, il dovere di pagare le tasse; la loro concezione di morale o galateo si identificava con quella religiosa. Non avevano istruzione, salvo i rari casi di studenti particolarmente talentuosi che riuscivano a entrare in scuole religiose e venivano mantenuti a spese delle comunità. Le donne erano costrette a subire la medesima quantità di lavoro degli uomini, cui si aggiungeva la cura della famiglia. Il 70% dei bambini contadini morivano prima dei dodici anni (cioè 7 su 10), mentre due gravidanze su cinque si concludevano con la morte della puerpera. Esistevano già il parto cesareo, ed erano in sperimentazione alcune forme di puerperio indolore (con l’insufflazione di etere), ma erano pratiche riservate alle regine o comunque alle classi alte. La vita media della classe bassa si aggirava sui ventitré-venticinque anni. La mortalità per epidemie e malnutrizione era elevatissima.
Nel ceto medio, comprendente gli artigiani, la media e alta borghesia e il clero (che, non dimentichiamolo, in Inghilterra è forza civile, in quanto i pastori anglicani possono sposarsi e, ancorché mantenuti dalla Chiesa d’Inghilterra – cioè dallo Stato – sono considerati cittadini come gli altri) quando gli alto borghesi non riuscivano ad acquisire un titolo nobiliare o il clero non apparteneva alla nobiltà.
Le condizioni di vita di questo ceto erano meno dure; nel tardo XVIII secolo la rilassatezza che porterà poi all’affermarsi del ceto borghese ricco e provvisto di mezzi nel 1800 non era ancora emersa.
I borghesi ricchi potevano acquisire dalla Corona titoli nobiliari, acquistandoli o per meriti propri, ma essi non andavano mai oltre i gradi inferiori: quindi
esquire o
gentleman, onorevole, cavaliere, baronetto o – in casi assolutamente eccezionali in cui il Regno metteva in vendita un titolo – barone. Rarissimamente, un membro di una famiglia nobiliare in rovina sposava un membro di una famiglia borghese ricca.
Per quanto riguarda i diritti politici, a seconda del censo i borghesi più ricchi potevano votare o eleggere i propri rappresentanti; tuttavia i borghesi erano, alla fine del 1700,
del tutto esclusi dall’alta società di Londra. Si crearono perciò una società parallela, che seguiva i periodi e i dettami di quella aristocratica, ma con minor sfarzo.
Per definire la nobiltà, bisogna prima descrivere in scala d’importanza i titoli nobiliari:
1)Re, o principe consorte, e Regina;
2)Principe;
3)Duca;
4)Marchese;
5)Conte;
6)Visconte;
7)Barone;
8)Cavalierato ereditario;
9)Onorevole;
10)
Esquire o
gentleman.
I titoli dal 7 al 10 erano molto bassi, di campagna. Un’eccezione è costituita dal barone che, quando è ricco, può scalare i titoli nobiliari fino ad arrivare al conte.
Ad esempio, originariamente i Bolena (la famiglia di Anna Bolena) erano borghesi, poi diventati esquire Lord Mayor di Londra, e infine,
dopo essere stati nominati baroni per proprio diritto, per volere della corona furono creati visconti di Rochford.
Come venivano indicati i titoli? Ebbene, il titolo era intrinsecamente collegato al nome del feudo ad esso correlato, con qualche eccezione nelle posizioni 8-9-10.
Dal 7 al 10, i titolati erano chiamati
sir. Le loro consorti o figlie erano chiamate
Lady, ma in modo diverso. Infatti, nelle posizioni dall’8 al 9 le Lady erano indicate col solo cognome (esempio: Barbara Hewisham è detta Lady Hewisham).
Il barone è chiamato sir, ma la sua consorte o figlia è detta Lady col nome (esempio: Joan Bulmer è detta Lady Joan).
Dal 6 al 3 i titolati erano chiamati
Lord e vi ci si riferiva come
Vostra Grazia; nel gergo comune erano indicati col semplice cognome. Le loro consorti o figlie erano chiamate Lady col nome e titolo specificato (esempio: Hannah Kettleburn contessa di Lexford è indicata come Sua Grazia Lady Hannah contessa di Lexford).
I titolati della posizione 2 erano chiamati
Vostra Altezza, non lo si chiamava mai per nessun motivo per nome, ma ci si rivolgeva solo con la formula
Vostra Altezza (cosa valida, in un certo senso, anche per i duchi, ma fino a un certo punto). Anche per le principesse, soprattutto se mogli, funzionava così. Se invece le principesse erano figlie, specialmente se in una famiglia numerosa, le si chiamavano Lady, ma sempre specificandone il titolo.
Ad esempio: Carlo Windsor principe di Galles è indicato come Sua Altezza Carlo Principe di Galles, mentre Diana Windsor era Sua Altezza Diana Principessa del Galles.
Il sovrano era indicato come
Sua Maestà, qualunque ne fosse il sesso. Un discorso diverso valeva (e vale tutt’ora) per il consorte, soprattutto in Inghilterra. Mentre la sposa del sovrano, quando incoronata, è automaticamente Regina, anche se non regnante, lo sposo della sovrana è semplicemente Principe Consorte e conserva esclusivamente il titolo che aveva prima delle nozze (a meno che non gli fosse conferito qualcosa dopo il matrimonio): ad esempio, mentre Elisabetta Windsor è detta Sua Maestà Elisabetta II Regina d’Inghilterra e del Commonwealth Britannico, il principe Filippo è detto Sua Altezza Filippo Principe Consorte e Duca di Edimburgo.
Come si indica un titolo? Noto che nella presentazione delle schede c’è una gran confusione, quindi meglio fare degli esempi.
Il titolo è connesso al feudo ad esso correlato.
Ad esempio, il conte di Lexford è così perché è il proprietario della contea di Lennox, ma
il suo cognome è diverso.
Quindi si parlerà, ad esempio, di Lord Francis Fitzwilliams Conte di Lennox. Spesso, per far risaltare l’antichità del titolo, si ribadiva a quale numero di generazioni si era.
Quindi si parerà di Lord Francis Fitzwilliams, 9° Conte di Lennox.
Per le posizioni 9 e 10 si parla semplicemente di sir tale e sit talaltro, senza indicare alcun titolo. Ad essi, infatti, non erano connessi possedimenti terrieri tali da farli risaltare nel titolo.
In genere, le proprietà terriere, se grandi e ben amministrate, davano più che ampiamente di che vivere. Più era elevata la posizione sociale, più il feudo ad essa accompagnato era grande; verso la fine del XVIII secolo, però, attraverso i debiti e la bancarotta di molte casate iniziavano già a sentirsi quelle avvisaglie della crisi del potere aristocratico che poi emergerà con la Rivoluzione Industriale nell’800.
Taluni, oculati nobili si quotavano in commerci e compagnie di navigazione che portavano loro enormi guadagni. Tuttavia, nel complesso galateo nobiliare,
lavorare era considerato vergognoso e quasi immorale. Ciò era vero soprattutto per altri tipi di culture, ad esempio per quella francese, ma anche in Inghilterra si avevano molti riscontri di questo. Per cui i pochi nobili che lavoravano (sia pure dando in mano ad amministratori i propri affari commerciali) lo nascondevano accuratamente o fingevano di non farlo. Per la società non importava
ciò che si sapeva, ma piuttosto
ciò di cui si parlava.
Unico lavoro considerato adeguato per un aristocratico, specialmente se di alto rango, era la politica. All’epoca come oggi, il Parlamento inglese era diviso in due parti: la Camera dei Lords, o dei Pari, e Camera dei Comuni.
La Camera dei Lord aveva più importanza di quella dei Comuni, e i suoi seggi erano ereditari per le 95 più importanti famiglie aristocratiche del Paese (i Pari d’Inghilterra, appunto). Esistevano, all’epoca, due partiti: i Tories, conservatori, e i Whigs, liberali. Avevano diritto di voto solo i cittadini maschi maggiori di ventuno anni dotati di un certo censo. All’epoca, la Camera dei Lord era a stragrande maggioranza Tory.
I nobili si sposavano solo tra di loro; e generalmente in classi pari o superiori. Il cuore aveva scarsissima parte in queste unioni (ci si diceva,
l’amore verrà), la cosa più importante erano le alleanze economiche, politiche e sociali che si ottenevano. Erano i genitori a scegliere per i figli. Le eccezioni a questa regola erano estremamente rare.
Fondamentali era anche la presenza di un erede maschio per ogni generazione. Il titolo poteva, in casi del tutto eccezionali, anche essere passato a una figlia, come pure i possedimenti (solo in epoca vittoriana emergerà la legge che priverà le donne del diritto di esercitare la proprietà), che però erano in condivisione col marito di questa che poteva decidere di gestirli come più gli andava, anche se non poteva in alcun modo dileguare o distruggere l’entità della dote della moglie. Perciò, se tale dote era l’intero patrimonio, esso non poteva essere distrutto o speso dal marito senza il consenso della donna.
Esistevano anche alcuni casi in cui era possibile ottenere il divorzio dalla Chiesa Anglicana Inglese, rimettendosi al volere della Corona. Ma le possibilità erano maggiori per il marito che per la moglie.
Queste usanze matrimoniali, e il fatto che erano una società enucleata e rigida, contribuiva ad allontanare la classe aristocratica collocandola in un mondo a parte dove la vita scorreva tranquilla, con valori e comportamenti suoi propri.
È interessante rilevare il fatto che la vita media dei nobili era di 32 anni, più di dieci rispetto a quella delle classi inferiori, e la mortalità infantile, sia pur altissima, era del 60% invece che del 70%. La mortalità puerperale, però, era costante in tutte le fasce sociali.

"Homo sum: humano nihil a me alienum puto." Terenzio
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